IL PARADOSSO TERRESTRE

Il 7 maggio è uscito
IL PARADOSSO TERRESTRE


una raccolta di racconti surreali e divertenti di 
Marco Presta (Aliberti editore).
Non perdetelo o, se proprio lo volete perdere, trovate almeno una buona scusa. 

21 racconti per descrivere quanto sia diventata paradossale, grottesca e poco credibile quella cosa che, per quieto vivere, chiamiamo "realtà". 

Credo in un solo oblio


E la vera meschinità è che non possiamo amare mentre amiamo.
Siamo troppo presi ad amare da dimenticar che amiamo.

Pessoa

La mia anima è una misteriosa orchestra;
non so quali strumenti suoni e strida dentro di me:
corde, arpe, timpani e tamburi.
Mi conosco come una sinfonia.


Le labbra di porcellana bianca

letto tempo fa.. scritto da un caro vecchio amico.. un libro che spero di farvi conoscere presto in un incontro tra vecchi e nuovi amici


E' stato strano leggere questo libro, come ho commentato sul sito dello stesso all'inizio mi è venuta voglia di chiuderlo e non pensarci più, per non stare male... ma in fondo ho fatto bene a non farlo! La storia è bella, soprattutto è stato bello leggere i riferimenti alla realtà (e chissà quanti non ne ho colti!) Un viaggio nei ricordi, in luoghi e personaggi conosciuti e vissuti. Un nostalgico tuffo nel passato e uno nei rimpianti o rimorsi di amicizie non godute. Nessuna sottolineatura (anzi si una quella sul mio adorato muretto con le scitte ormai sbiadite!!), ero troppo presa a leggere la storia e a provare le mie sensazioni. Per altre cose (contenuti e scrittura) spero di confrontarmi direttamente con lui.




"Chi sarebbe stato disposto a scambiare la libertà per la sua illusione? Questo è il punto! E non è forse l'idea che vi ha tormentato a lungo? E come i colori sono il prodotto illusorio della luce, la libertà non è altro che il prodotto della sua illusione. Al punto tale che come i colori, la libertà può cambiare forma, sembianze, fino a scomparire. Ma non può svanire la sua illusione, la luce."




Come sarebbe la nostra vita se decidessimo di inseguire i nostri sogni?


Se decidessimo di partire per un viaggio alla scoperta di ciò che ci fa sentire veramente vivi?


Un'amicizia profonda, di quelle che resistono alla distanza e agli stili di vita differenti.


Uno scenario fitto di mistero: tre ragazzi alla ricerca del loro compagno scomparso in circostanze poco chiare cercano di mettere insieme i pochi ingarbugliati indizi che conducono a lui.


Luoghi incantati come Roma, Palma di Maiorca e Lesbo fanno da sfondo all'avvincente storia raccontata dalle ipnotiche labbra di porcellana bianca.




 


 



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Sudore

Ciò che colpisce è la straordinaria a ttualità di questo libro che, pubblicato nel 1954, nasce da appunti presi da Amado nel 1928.


Scritto sul corpo

Difficile scrivere di un libro per me. Difficile poi quando è così piccolo. Direi interessante e piacevole. Per me soprattutto che sono interessata a scoprire come gli altri vivono le loro "diversità"... visto che ai più così piace chiamare ciò che non è conforme ai loro standard.

Lotta di classe

È un insieme di appunti che ho incominciato a prendere per una storia della lotta di classe oggi. Una volta le persone che appartenevano alle diverse classi sociali avevano anche culture diverse. Il ricco suonava Mozart, il povero ballava il saltarello. Oggi è possibile che sentano entrambi De André o D’Alessio, oggi la differenza è solo nei soldi.
Così ho incominciato a raccogliere storie per capire cosa è rimasto della coscienza e dell’identità nell’appartenenza a una classe e mi è sembrato che in particolare nel lavoro precario si aprisse una vera voragine. [...]


Ma per uscire dal mondo delle ombre bisogna imparare a attraversarle. E uno che si impara a oltrepassare le ombre può attraversare anche i muri di cemento armato. Può attraversare le porte anti-panico senza spingere sui maniglioni rossi. Scendere per strada attraverso i muri delle villette controllate dall’allarmi, attraverso le banche videosorvegliate. Attraversare i muri delle zecche, che fanno bene a chiamarle zecche perché servono a succhiare il sangue alla gente. Può attraversare i parlamenti dove tutti smetteranno di parlare. E le guardie giurate giureranno che non è colpa loro. Diranno che “i servizi di sicurezza non servono più. Come un macellaio in un mondo di vegetariani, come un assassino nel camposanto”. Una guardia cercherà di fermarlo, ma lui attraverserà pure quella guardia con tutta la sua divisa. La guardia che dirà che “non vale! Questa è magia.
E lui gli risponderà che “non è magia, è lotta di classe”.
Ieri sera ho rinunciato a Caparezza.. si può fare eccome, per sentire Ascanio Celestini (e ricevere il suo sorriso e il suo saluto.. che carino che è!)

Il vizio dell'amore

Capita a volte in un pomeriggio di sole, ma di jet lag e sonni vari, che non portano a mare, ma a oziare sul divano con le finestre chiuse per non far entrare la luce.. dicevo capita a volte che tra i soliti DVD che girano tra i pollici di tutti da sempre, si riesca a trovarne uno che in quel momento ispiri (eppure sono tutti interessanti e la maggior parte mai visti!).
E così ci siamo trastullati con questi monologhi al femminile, con attrici con la A maiuscola.
Appena finisco Saviano, forse, mi leggo codesto libro saltando i racconti visti in video. Credo

L'inventore dei sogni

"Nella grande cucina disordinata c’era un cassetto. O meglio, ce n’erano tanti, ovviamente, ma se qualcuno diceva: “ La corda è nel cassetto in cucina”, tutti quanti capivano. Magari poi succedeva di non trovarcela dentro, la corda. Quello sarebbe stato il suo posto, insieme a quello di un’altra dozzina di cose utilissime che non si trovavano mai: cacciaviti, forbici, nastro adesivo, puntine da disegno, matite. Cose del genere si cercavano prima di tutto nel cassetto, e poi dovunque. Il reale contenuto del cassetto era in effetti difficile da determinare; oggetti non sistemabili in base a una logica, cosucce inutili, ma che nessuno aveva cuore di gettare via, aggeggi che un giorno, chissà, si sarebbe anche potuto aggiustare. [...]"

credo di poter dire: il mio preferito (magari insieme ad altri ecco!)

James G. Ballard, uno dei massimi rappresentanti della fantascienza inglese, è nato a Shangai nel 1930. Durante la seconda guerra mondiale è stato internato dai giapponesi in un campo per prigionieri civili e separato dai genitori. Da questa esperienza Ballard ha tratto un magnifico racconto nero e, in seguito, il romanzo autobiografico L'impero del sole, portato male sul grande schermo da Steven Spielberg (che, come personalità artistica, è l'antitesi di tutto ciò che è ballardiano).
Arrivato in Inghilterra alla fine della guerra, nel 1946, si avvia allo studio della medicina, ma non si laurea. All'inizio degli anni Cinquanta presta servizio nella RAF e scopre la fantascienza; nel 1956 pubblica i sui primi racconti. Ma il suo approccio al genere è quantomeno singolare: infatti, come sottolinea David Pringle, "Ballard evita i temi classici della fantascienza come i viaggio nello spazio e nel tempo, gi extraterrestri e i poteri della mente e preferisce descrivere la decadenza e le catastrofi del fututo prossimo".
Tuttavia, con l'eccezione del primo romanzo (Il vento dal nulla), non si tratta di catastrofi tradizionali,anch'esse luogo comune nell'universo fantascientifico dai tempi di wells. La loro caratteristica fondamentale è di piacere ai protagonisti: così l'eroe di Deserto d'acqua si compiace della spaventosa inondazione che ha sommerso la terra e del capovolgimento climatico che ne consegue, scorgendovi una sorta di desiderio del tempo di tornare indietro e cristallizzarsi, e soprattutto il trionfo del tempo psochico su quello fisico. L'attenzione di Ballard per il paesaggio è l'altro elemento essenziale della sua narrativa: le catastrofi, naturali e non, permettono l'instaurarsi di un nuovo tipo di ambiente che allaccia ambigui ma profondi legami con l'immaginazione dei personaggi.




Ecco perché adoro questo autore. Questa è la prima parte dela prefazione di Terra bruciata. Un libro che mi appresto a leggere nonostante le pagine ingiallite. Per fortuna che ci sono loro, quelli che fanno le prefazioni (in questo caso un certo Giuseppe Lippi), quelli che sanno scrivere. Per fortuna ci pensano loro a esprimere quello che io altrimenti non saprei.

Il lacchè e la puttana


"...Ma parla insomma!" e s'immobilizzò così, con una sola calza infilata, fissando con odio Bologovskij "vivi con me, no?,e allora devi parlare, non startene muto... Dimmelo, perché vivi? Perché vivi, in generale? E perchè con me? Ma lo senti o no che ti sto facendo una domanda?" urlò ormai in lacrime. ...

Ideario. Star sui coglioni a tutti, come sono stati i profeti

E se vorrai fare attenzione comprenderai che gran parte della vita se ne vola via nel fare il male, la maggior parte nel non far nulla, tutta la vita nel disperdersi in altre cose estranee al vero senso della vita. Seneca
Io non riesco a vedere nell'AGONISMO altro fascino che la gioia del vincitore di aver umiliato gli altri, oppure quella di stimarsi qualcosa. Don Lorenzo Milani
Se la vita è un bel dono di Dio non va buttata via e buttarla via è peccato. Se un’azione è inutile, è buttar via un bel dono di Dio. È un peccato gravissimo, io lo chiamo bestemmia del tempo. E mi pare una cosa orribile perché il tempo è poco, quando è passato non torna. Don Lorenzo Milani
don milani ideario

Fernando Pessoa

La più vile di tutte le necessità: quella della confidenza, quella della confessione. E' la necessità dell'anima di esternarsi. Confessa pure, ma confessa ciò che non senti.Libera pure la tua anima dal peso dei tuoi segreti raccontandoli; ma meglio sarebbe se il segreto che racconti non lo avessi mai raccontato. Mentisci a te stesso prima di raccontare quella verità. Esprimersi è sempre sbagliare. Fai in modo che esprimere significhi mentire.

L'unica cosa che uno può desiderare è di non avere più scelte

Il desiderio è una grande molla, non lo nego. Ma se tu cominci a guardare bene, di nuovo, cosa sono questi desideri dai quali non sfuggi mai? Specie oggi, in questa nostra società che ci spinge solo a desiderare e fra i desideri a scegliere solo i più banali, quelli materiali, in altre parole quelli del supermercato il desiderio di quelle scelte lì è inutile, è banale, è irrisorio. Il vero desiderio, se uno ne vuole uno, è quello di essere se stessi. L'unica cosa che uno può desiderare è di non avere più scelte, perchè la scelta vera non è quella fra due dentifrici, fra due donne, fra due macchine. La scelta vera è quella di essere te stesso. Se ti abitui o fai degli esercizi, se rifletti, rifletti! vedi che quei desideri sono una forma di schiavitù. Perchè più tu desideri e più limitazioni ti crei. Desideri una cosa al punto che non pensi ad altro, non fai altro, diventi schiavo di quel desiderio. Allora tu puoi, nell'età matura, più adulta, cominciare a vedere tutto questo...e metterti a ridere dei desideri che hai, a ridere dei desideri che hai avuto, a ridere nel vedere che questi desideri non servono a niente, che sono effimeri come tutto il resto che è la vita. Così cominci a imparare a toglierli, a toglierli di mezzo.

Quei bravi ragazzi

POLLARI aveva mentito. Fu definitivamente chiaro tre mesi dopo quell’audizione, quando la Commissione entrò in possesso di un carteggio tra la CIA e il SISMI che risaliva ai giorni successivi al rapimento di Abu Omar. Si trattava di due note confidenziali con cui i servizi segreti americani informavano i colleghi italiani sugli sviluppi del caso: il 15 maggio 2003 la CIA comunica a Pollari che l’imam si trova al Cairo, interrogato dai servizi egiziani. Sei giorni dopo un’altra nota conferma che Abu Omar è detenuto in una località segreta in Egitto.

Pollari ha mentito a tutti. Alla Commissione d’inchiesta del Parlamento Europeo, al Comitato di controllo dei servizi segreti, ai magistrati che lo hanno interrogato e poi incriminato per concorso in sequestro di persona. Nega di essere stato avvertito dal suo predecessore al SISMI, l’ammiraglio Battelli, che la CIA voleva una mano per organizzare una dozzina di extraordinary renditions in Italia; nega di aver incontrato Jeff Castelli, il grande capo della CIA in Italia, per raccogliere la sua richiesta di collaborazione nel rapimento di Abu Omar; nega di aver ordinato al generale Pignero, capo dipartimento del SISMI, di organizzare i primi accertamenti sull’egiziano in vista del sequestro; nega di essere a conoscenza di una riunione a Bologna tra i capicentro regionali del SISMI per mettere a punto una strategia in vista dell’operazione; nega che due colonnelli, D’Ambrosio, capocentro SISMI di Milano, e Fedrigo, capocentro di Trieste, siano stati trasferiti su due piedi in altra sede e ad altro incarico perché avevano manifestato dubbi sull’opportunità e la liceità di quell’operazione. Quando non nega, Pollari tace. Dice: «Violerei il segreto di Stato». Dopo quell’audizione a Bruxelles, sarà la sua unica linea di difesa.

No, non l’unica. Una linea di difesa più sfrontata gliela garantiranno gli inquilini di Palazzo Chigi. L’11 novembre 2005, in una lettera riservata alla Procura di Milano, il premier Silvio Berlusconi scrive che «[...] il governo ed il SISMI sono del tutto e sotto ogni profilo estranei rispetto a qualsivoglia risvolto riconducibile al sequestro di Abu Omar», per concludere che sull’intera vicenda va opposto il segreto di Stato. Riconfermato, un anno e mezzo più tardi, dal governo di centrosinistra. E con la Procura di Milano come la mettiamo? Va fermata, fa sapere da Palazzo Chigi Romano Prodi. L’avvocatura dello Stato viene incaricata di presentare ricorso alla Corte Costituzionale per invalidare il rinvio a giudizio di Nicolò Pollari e degli altri imputati. Uno scontro istituzionale d’inaudita e incomprensibile durezza che ha una sola lettura possibile: Pollari e la CIA non devono essere processati.

Dietro quel ricorso c’è un malcelato imbarazzo nei confronti del governo americano; e c’è il disagio della politica romana per quell’agire così rigoroso dei giudici di Milano, tra i pochi ancora caparbiamente convinti che la legge in Italia debba essere uguale per tutti. «Quasi» uguale, fa sapere il ministro della Giustizia Clemente Mastella: lui, fino a quando non si sarà risolta la querelle istituzionale tra governo e procura, le richieste di estradizione per quegli agenti della CIA non le firmerà: stiamo valutando, ne riparliamo tra un mese, anzi dopo l’estate. Anzi, non ne parliamo più.

Anche sulla Commissione d’inchiesta di Bruxelles, dopo le audizioni del procuratore Spataro e del generale Pollari, cresce un fastidio fatto di parole negate, di silenzi incomprensibili, di dichiarazioni avventate. E di inviti declinati. Il primo rifiuto arriva da Enzo Bianco, presidente del COPACO (il Comitato Parlamentare di Controllo sui servizi segreti). Lo chiamo io stesso, all’inizio di marzo. Il deputato della Margherita, che è stato anche ministro dell’Interno, sembra sinceramente compiaciuto per l’invito: certo, mi spiega, dovrà prima chiedere l’autorizzazione al presidente della Camera, quelli del COPACO sono vincolati al segreto. Segreto è un’utile parola che rimbalzerà spesso su questa vicenda: lo evoca Bianco, lo oppone Pollari, lo impone Berlusconi, lo riconferma Prodi... La risposta di Bianco si farà comunque attendere a lungo. E sarà negativa: impegni parlamentari, spiegherà la sua segretaria, agenda piena, magari ne riparliamo… Ne riparliamo? Quando? In primavera si vota, l’Unione vince e Bianco lascia il COPACO. Pazienza.

Il secondo rifiuto arriva da Enrico Micheli, sottosegretario, fresco di nomina, nel governo Prodi, con delega ai servizi segreti. Per due mesi Micheli si nega, prende tempo, rimanda. Chiamo Marco Minniti, viceministro dell’Interno, provo a spiegargli che il governo italiano e il centrosinistra, così traccheggiando, rischiano di perdere la faccia. Nessun altro governo europeo si è sottratto alla collaborazione con la Commissione: Zapatero ci ha mandato il potentissimo ministro degli Esteri Moratinos, portoghesi e britannici hanno messo a disposizione mezzo esecutivo, a Skopje e a Bucarest siamo stati accolti dai presidenti della repubblica, in Germania ci hanno aperto gli archivi dei servizi segreti, perfino la CIA ha accettato d’incontrarci... «Ci penso io», dice Minniti. Fatto sta, che due giorni prima della data fissata per l’audizione con Micheli, la segreteria della Commissione d’inchiesta riceve da Roma un fax di quattro righe: il sottosegretario non viene, non ne ha voglia, non saprebbe cosa dirci... Quando tireremo le somme, dopo un anno di lavoro e centinaia di audizioni, all’appello mancheranno solo il governo polacco e quello italiano.

Strafottenza? Sbadataggine? Non credo. C’è come un tarlo, un’ansia di seppellire questa vicenda in fondo a un sacco, di fingere non solo che qualcosa di illecito sia mai accaduto ma che i protagonisti di questa recita siano tutti irreprensibili servitori dello Stato. Da gratificare con encomi e promozioni, altro che processi! È così che Pollari resta al suo posto. Ha mentito, ha taciuto, è imputato per concorso in un sequestro di persona eppure conserva la propria inossidabile impunità politica. Ad aprile l’Unione vince le elezioni, Berlusconi va a casa ma il governo di centrosinistra riconfermerà il generale alla guida del servizio segreto militare. «Convochiamolo almeno al COPACO», propone qualcuno. Lo invitano ad agosto, di domenica, con le Camere ormai chiuse. Pollari, gessato blu e cravatta a pois, si presenta con dieci faldoni di carte. Quando termina l’audizione, fuori è già buio, ha parlato per quattro ore ma ciò che ha continuato a ripetere si racconta in poche parole: «Mai autorizzato azioni illegali». La cosa stupefacente è che gli credono tutti: così, sulla parola. Ecco Claudio Scajola, Forza Italia, presidente del Comitato: «Quella di Pollari è stata una relazione puntuale, lunga, documentata. Le accuse che abbiamo letto sui giornali in queste settimane appaiono confutate punto per punto».

Pollari verrà sostituito, nel corso di un normale avvicendamento assieme ai capi del SISDE (l’intelligence civile) e del CESIS (la struttura di coordinamento tra i servizi), solo il 16 dicembre, dieci giorni dopo la richiesta di rinvio a giudizio formalizzata dal PM di Milano contro di lui e contro altri 32 imputati. Il generale lascia a testa alta, dopo aver firmato, a tempo ormai scaduto, decine di nomine per piazzare i suoi fedelissimi nei posti chiave del SISMI. Lascia con una nomina a consigliere speciale di Palazzo Chigi e con la gratitudine del premier Prodi: gratitudine per cosa? Un premio alla carriera e alla fedeltà arriva negli stessi giorni anche a Pio Pompa, ex braccio destro di Pollari. Per conto del suo capo, a cui riferiva dettagliatamente ogni ribalderia, il signor Pompa aveva messo in piedi una struttura clandestina di dossieraggio e disinformazione come non se ne vedevano dai torbidi anni Sessanta. Per anni, dal suo ufficio romano del SISMI, Pompa organizza la metodica schedatura di magistrati, politici e giornalisti vicini al centrosinistra. In una di queste farneticanti cartelline si legge che quattro Procure italiane (Torino, Milano, Roma e Palermo) sono accusate di attuare una strategia «destabilizzante» ai danni del governo Berlusconi. «Occorre prefigurare una serie di contromisure per contrastare e neutralizzare le succitate iniziative», si legge su uno dei dossier, «anche attraverso l’adozione di provvedimenti traumatici nei confronti di singoli soggetti». Provvedimenti traumatici, scrive Pompa: quanto traumatici? Uno dei fascicoli ritrovati nell’archivio segreto dell’agente Pompa è dedicato al premier Romano Prodi: una raccolta di atti giudiziari di vecchie inchieste ormai archiviate, i suoi discorsi da presidente della Commissione Europea, un repertorio di dicerie, spazzature... Salteranno fuori quarantacinque dossier, dal viceministro Visco al giudice Caselli: quarantacinque nemici da «neutralizzare», secondo i suggerimenti di Pio Pompa. In un’altra cartellina sono conservati invece curriculum, foto e note sugli spostamenti del procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro: lo hanno pedinato e tenuto discretamente d’occhio per mesi come se fosse un pericoloso terrorista. Insomma, con Pollari e Pompa il SISMI s’è trasformato in un corpo separato dello Stato con licenza di depistare, istigare, inquinare. Se non è un rumor di sciabole, poco ci manca.

In un paese normale, a quei rumori si sarebbe risposto richiamando i militari in caserma e mettendoli in riga, cacciando le mele marce, ristabilendo il primato della verità. In un paese normale: non in Italia, non in questi anni balordi. E così, mentre a Milano il signor Pompa viene rinviato a giudizio per favoreggiamento aggravato nel sequestro di Abu Omar, a Roma, coloro che nei suoi dossier erano indicati come «nemici da disarticolare», decidono che è tempo di premiarlo trasferendolo dal SISMI al ministero della Difesa. Dei quaranta senatori e deputati che nella precedente legislatura avevano firmato una risoluzione per chiedere conto al governo Berlusconi delle sue menzogne sul rapimento di Abu Omar, non uno si fa avanti. Nemmeno chi da viceministro (Marco Minniti) o da presidente di Commissione (Luciano Violante) avrebbero adesso strumenti e funzioni. È in quei giorni che anch’io ricevo un affettuoso segnale d’interessamento. La lettera, anonima, è stata imbucata a Fiumicino ed è spedita a un mio indirizzo privato che non figura sull’elenco del telefono. Il testo è breve, vergato a mano in buon italiano. «Se non vuoi fare la fine di tuo padre, lascia stare il generale Pollari.»
A buon intenditor…

DONNE DAGLI OCCHI GRANDI

donne dagli occhi grandi"Nella città di Puebla le storie dell'universo femminile delle "zie" si sfiorano senza intrecciarsi quasi mai. Da due a otto pagine ciascuno, ogni microracconto descrive un aspetto della femminilità - con esiti a volte riusciti, a volte un po' piatti. Comunque una letturina
gradevole, frammentata e quindi ideale per la borsetta."

by Nadia


Bruno Munari


Un pulcino diventa adulto in poche settimane, un gatto in qualche mese, una persona in 13 anni. Durante l'infanzia siamo in quello stato che gli orientali definiscono Zen: la conoscenza della realtà che ci circonda avviene istintivamente mediante quella attività che gli adulti chiamano gioco. Tutti i ricettori sensoriali sono aperti per ricevere i dati; guardare, toccare, sentire i sapori, il caldo, il freddo, il peso e la leggerezza, il morbido e il duro, il ruvido e il liscio, i colori, le forme, le distanze, la luce e il buio, il suono e il silenzio, tutto è nuovo, tutto è da imparare e il gioco favorisce la memorizzazione.


Poi si diventa adulti, si entra nella società, uno alla volta si chiudono i ricettori sensoriali, non impariamo quasi più niente usiamo solo la ragione e la parola e ci domandiamo: quanto costa? A cosa serve? Quanto mi rende?



E poi diventati ricchi, ci si fa costruire una bella villa al lago e, come ricordo di una’infanzia felice e perduta per sempre, si fanno mettere in giardino la serie completa dei nanetti e Biancaneve in cemento colorato.


Bruno Munari CICCI' COCCO'

Charles-Louis de Montesquieu

Non bisogna mai esaurire un argomento
al punto che al lettore non resti più nulla da fare.

Non si tratta di far leggere, ma di far pensare.

Charles-Louis de Montesquieu

AMARTI M'AFFATICA - Andrea Porcheddu

amarti m'affatica mi svuota dentro

qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto


amarti m'affatica mi dà malinconia

che vuoi farci è la vita

è la vita

la mia


amami ancora, fallo dolcemente

un anno un mese un'ora

perdutamente


amarti mi consola le notti bianche

qualcosa che riempie vecchie storie fumanti


amarti mi consola mi dà allegria

che vuoi farci è la vita

è la vita

la mia


amami ancora, fallo dolcemente

un anno un mese un'ora

perdutamente

amami ancora, fallo dolcemente

solo per un'ora

perdutamente








già un libro strano
che però ti prende e si legge d'un fiato (a meno che, come me, non se ne trovi proprio il tempo).
Certo un editing migliore andrebbe fatto. Solo un refuso, ma tante cose andrebbero tagliate (almeno per il mio piacere di lettura).
Bello, però. Davvero anche in buona compagnia musicale. E poi da Betto e Mary si mangia davvero bene.






Sayonara, gangsters


Pioveva a dirotto.
Sul marciapiede davanti casa, dove si gettava l'immondizia, sotto il cartello "Rifiuti incombustibili: martedì", stavano accoccolati un secchio di plastica, una ragazza e un altro secchio di plastica.
Erano tutti e tre bagnati fradici, fino all'osso.
Allungai il braccio, in modo da coprire col mio ombrello anche la ragazza, e dissi: "Qui è vietato gettare persone".
La ragazza indossava soltanto un t-shirt molto leggera e un paio di jeans e tremava dal freddo. Mi lanciò uno sguardo, uno sguardo diffidente.
"Miaooo!" miagolò a un tratto la ragazza.
"Bau bau!" abbaiai io in risposta.
"Io mi sono laureata in letteratura francese, con una tesi su Proust!"
"Io mi sono laureato in letteratura russa, con una tesi su Dostoevskij!"
"Non è vero ho mentito. Ho lasciato il liceo a metà e mi sono messa a lavorare nel giro dei locali notturni."
"Anch'io ho mentito. Ho lasciato la scuola media a metà e mi sono messo a fare il mantenuto di una ragazza che lavorava nel giro dei locali notturni."
"Non è vero, ho mentito di nuovo. Ho studiato tauromachiain Francia, alla Sorbona."
"Mnh, e io ho studiato presso la facoltà di wrestling della Columbia University."
"Mio padre fa il procuratore, mia madre è membro di una commissione arbitrale per le controversie relative a questioni familiari, e mio fratello è arruolato in marina."
"Caspita, allora devo stare attento... Mio padre è un ladro, mia madre è alcolizzata e mio fratello fa il pappone."
"Mio nonno è eschimese e mia nonna è papuana."
"Ma davvero? Mio nonno era un pigmeo. Quanto a mia nonna pare addirittura che non fosse umana."
"Io ho otto figli."
"Ah, mi hai fregato: io ho tre figli, tre nipoti e un pronipote. Fanno solo sette."
"Ascoltami bene: io sono una lesbica frigida! Lo sono sin da quando mia madre cominciò a flirtare col nostro sanbernardo."
"Che coincidenza, pressappoco come me: io sono uno omosessuale impotente! Lo sono sin da quando il temperamatite che usavo alle elementari si ruppe."
"Io ho un solo seno" disse la ragazza alzandosi finalmente in piedi e sorridendo.
"Il mio collo durante la notte si allunga, ma io mi sforzo di non farci caso. Ti assicuro che la cosa migliore è proprio non farci caso."
"Ho fame, non magio da secoli! E mi gira anche la testa!"
Quando mi caricai sulla schiena quella ragazza che a momenti moriva di fame, notai che teneva in mano una cesta.
"Cos'hai lì dentro?"
"Enrico IV."
E' così che Song Book e io ci siamo conosciuti.

SBADATAMENTE HO FATTO L'AMORE


Ma cosa stai a dannarti l'anima! Sulla voglia di non fare un tubo dalla mattina alla sera sono state scritte pagine su pagine di grande letteratura... è uno stato d'animo fra i più dignitosi, altro che! [..] Non conviene darsi dei princìpi più forti del proprio carattere.

SONO IO!!!

[..] il momento in cui l'odore di caffè si sparge per la casa, e comunque non sono mai riuscito a farne uno senza dimenticare qualcosa: una volta manca l'acqua, l'altra ho dimenticato il caffè, la terza trovo la moka col manico sciolto e schizzi nerastri fin sul soffitto, perché nel frattempo mi sono imbambolato davanti alla tivù.

NON AVEVO CAPITO NEINTE - Diego De Silva

Nell'arco della giornata, se uno ci pensa sopra, gli capitano diverse occasioni in cui si trova a fare qualcosa, - generalmente di sportivo o comunque di leggero, che abbia una vaga suggestività estetica, - come se a pochi metri di distanza ci fosse una troupe al completo che lo sta riprendendo. Cose tipo disinnescare l'antifurto della macchina con una puntata decisa del telecomando per poi mettersi rapidamente al volante (magari togliendosi la giacca nell'atto di entrare), oppure guardare intensamente un punto indefinito, manco si fosse attraversati da un pensiero profondissimo. Questo recitare non richiesto, questa illusione di un pubblico che stia lì a prendere il meglio di noi mentre fingiamo di non sapere d'essere guardati, è la povera rivincita sulla modestia delle nostre vite, che da sempre l'arte popolare ci offre (e la ragione per cui, in fondo, non la lasciamo morire).


IL SOGNO DELLA NOCILLA

La crtica scrive cose contrastanti e io non so dove collocarmi. Nel senso che è stata per certi versi una fatica leggerlo, io non ho la memoria buona ed è stato una bel casotto capirci qualcosa visto che i personaggi li ritrovi anche dieci capitolli più in là.. però non posso non dire che è un impegno coraggioso quello che si è assunto l'autore. Ora, anche se io che l'ho appena finito non so dirvi di che parla e non so dirvi se mi è piaciuto o no, vi dico per certo che leggerò gli altri 2. Eh si perché Nocilla Dream, nato dalla congiunzione della lettura dell'articolo "L'albero generoso" di Charlie LeDuff (The New York Times, 10 giugno 2004), e dalla scoperta fortuita, in una bustina di zucchero di un ristorante cinese, del verso di Yeats "Tutto è cambiato, profondamente cambiato, è nata una terribile bellezza", insieme all'ascolto fortuito quello stesso giorno della canzone "Nocilla, qué merendilla!" dei Siniestro Total, è stato scritto tra l'11 giugno e il 10 settembre 2004 nelle città di Bangkok e palma di Mallorca. Il cosiddetto Progetto Nocilla, costituito da Nocilla Dream e i successivi Nocilla Experience e Nocilla Lab, risponde alla traslazione di alcuni aspetti della poesia postpoetica in ambito narrativo.

la mia banda suona il (punk)rock

Niente di che. Si può leggere e sorridere magari. Ma niente di che.Niente di che. Si può leggere e sorridere magari. Ma niente di che.

NON AVEVO CAPITO NEINTE - Diego De Silva

Quante ne avrei da dire su questo libro... Intanto lo consiglio a chi è piaciuto Mordecai Richler, John Fante, Andrea G. Pinketts, Efraim Medina Reyes, Pablo Tusset. A chi vuole ridere un po' riflettendo sui nostri atteggiamenti nel quotidiano!
"Io vorrei, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d'amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi. Colpa della memoria, che congela e scongela in automatico, rallentando la digestione della vita e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati"

"E’ che io soffro di un disturbo morfosintattico, un guasto della struttura delle frasi. Praticamente, perdo i bulloni dei periodi. Mi partono le parole, se ne vanno per i fatti loro. Non rispettano le precedenze [...] Il fatto imbarazzante è che io la frase la penso giusta, solo che esce smontata."
"ha sempre goduto dell'immunità sentimentale. [...] è una prerogativa delle stronze, consiste nel farsi amare all'infinito dando in cambio poco più di niente."

"La verità è che ci sono persone, vai a capire com'è che succede, che hanno la capacità di beccarti nella tua versione più insulsa, di farti esprimere sempre al minimo delle tue possibilità."

"Non si può fare affidamento sulle parole, questo è tutto. In certi momenti, quando guardi qualcuno che ti ha detto una cosa che avevi messo da parte, convinto che fra voi avesse un qualche valore, e t'accorgi che manco se la ricorda, quella cosa, allora pensi che è proprio meglio che lasci perdere e che non ci pensi proprio più."

Enzo Tortora. lettere dal carcere.

"Prima di essere accusato devo essere in colpa, e se i miei nemici fossero venti volte più numerosi, e se ciascuno di essi avesse una potenza venti volte superiore, non potrebbero farmi nulla di male, finchè continuerò ad essere sincero, leale, innocente." Shakespeare, Enrico VI, atto II.
Ho appena finito di asciugare il fiume di lacrime che mi ha scaturito la lettura di questo libro. Le parole che Enzo Tortora indirizzate alla figlia mentre subisce un'ingiustizia che definire assurda è solo un complimento, perchè quell'ingiustizia è stata il suo omicidio.
Mi dispiace non averlo letto prima del mio viaggio in treno con Daniele e gli altri napoletani. In quella splendida carrozza di treno abbiamo parlato di tutto. Io stavo leggendo un libro del 67 di Enzo Tortora (libro che poi ho abbandonato perchè per quanto divertente, ha uno stile troppo difficile e di ironia troppo sottile per me). Alchè Daniele ha detto "Enzo Tortora.. Mago Zurlì no?". Deve aver letto chissa cosa nel mio volto per reagire alzando le mani e dicendo "oh oh io sono dell'83!!" Ragazzi mi ha fatto morire. L'altra compagna del 76 (che dai cartoni animati, alla politica, al mio Travaglio Marcuccio, avevamo una compatibilità di "gusti" al 100%) era al telefono, e non ha potto aiutarmi a spiegare chi fosse Enzo Tortora. Poi ero anch'io una bambina nell'83 (e solo oggi scopro che l'anno in cui Daniele è nato, è anche l'anno del suo arresto), non mi sono mai interessata di attualità o politica, allora mi avevano convinto che il presentatore di portobello andava in giro a regalare ai bambini le caramelle con la droga (beata innocenza dei bambini, maledetta ignoranza degli adulti). Solo pochi anni fa ho capito che non era proprio così.. solo adesso (maledetta mia ignoranza) scopro il ruolo della camorra, e tutto il resto..
Ecco Daniele, mi spiace non averti potuto spiegare, una settimana fa, quel che so solo oggi.
"Io sono ricco ormai di una esperienza umana e sociale fino a ieri impensabile. Qui non faccio che veder gente che da sei mesi o un anno apetta un interrogatorio. Questo te lo confermo, è un Paese infame. Ora che pago sulla carne e nel modo più feroce e ingiusto, ora che vedo, beh, ti posso assicurare che io sono nato il 17 giugno" (data dell'arresto di Tortora).

"Io uscirò senza fango: ma purtroppo senza più illusioni."

"Coraggio, disprezo per la menzogna, sincerità e forza."

"Io tiro avanti, Silviotta mia, in questa battaglia dove il nemico si nasconde, si cela, aumenta, tace. Ma uccide. Ma esiste... [...] I giorni diventano sempre più pesanti ma il morale non è a terra. C'è solo, ormai, l'ostinata verifica che queso Paese è perduto. Non esiste. Finge di vivere: ma è un'altra cosa."

"Ti sembrerà magari strano questo mio desiderio, ma è notte, e i ricordi arrivano calzando soffici scarpine. Se tu potessi trovarmiun testo, greco, di Antigone, magari un'edizioncina scolastica. Lo studiai per la maturità (che parola cretina, per una cosa che non arriva mai...) e ne ho un ricordo così bello... Vorrei ristudiarla, parola per parola, ora che le leggi di Creonte dimostrano di essere ancora più barbare e si "concede" sepoltura ai vivi..."

"29 Luglio. [...] da Palermo la notizia dell'esplosione dell'autoblindato del magistrato (Rocco Chinnici ucciso in via Pipitone. Con lui muoiono i carabinieri Mario Trapassi e Edoardo Bartolotta. E il portiere dello stabile Stefano Lisacchi). Mia angoscia. Qui la cosa è accolta con indifferenza. Ma essere qui per reati simili a quelli che hanno ucciso il magistrato mi dà la nausea, capogiro, vergona."

"Io concluderò questa lotta (di lotta si tratta) come dignità e onore comandano. [...] Se la sentenza (quella di primo grado) sarà, come sono certo, di condanna, io mi dimetterò dal mandato (di europarlamentare dei radicali) obbligandoli a chiedere il mio arresto. E mi costituirò [...] sai che non posso vivere, sia pure in un Paese dove la viltà è considerata alimento primario, neppure un istante. [...] il tuo papà è quello di sempre. Bene, cuore mio. Con l'ultimo atto, che comincia adesso, sarà un o' più di sempre. Non ti dico altro. Sii serena. Con tutti. Finirà presto. Ma finirà, perdio, come io volgio. E come Giustizia, verità, civiltà comandano."

"Ma la menzogna, l'abuso del potere, la violazione delle leggi e delle regole più note e ricevute, l'adoperar doppio peso e doppia misura, sono cose che si possono riconoscere anche dagli uomini negli atti umani; e riconosciute, non si possono riferire ad altro che a peggiori pervertitrici della volonta... Si scopre un'ingiustizia che poteva essere veduta da quelli stessi che la commettevano, un trasgredir le regole ammesse anche da loro, dell'azioni opposte ai lumi, che non solo c'erano nel loro tempo, ma che essi modesimi, in circostanze simili, mostrarono d'avere..." Manzoni, Storia della colonna infame

RICORDI DI UN VICOLO CIECO


Maria Antonietta e lo scandalo della collana

L'ORATA INNAMORATA

Ricette afrodisiache e narrativa nuda
appunti per una cucina vietata ai minori di anni 18




"Queste notti senza fine
hanno un sapore troppo amaro
di delusioni e occasioni perse
di carne cruda mista a menzogna"

La Crus
hai percorso così velocemente lo spazio,
che non hai sentito il vento tra i capelli. Per un attimo il tuo sangue ha anche smesso
di scorrere. Pensi che sia una cosa giusta. Tra l altro potrebbe essere anche un
soluzione.
Oppure no.
In questo momento ti senti confuso. Forse per qualcosa che hai fatto e ti senti
colpevole. Vorresti chiedere scusa ma non sai come. Non sai neanche dove, perché.
A che risultato si arriverebbe? Sarebbe anche unottima soluzione. Solo se fosse
realmente plausibile.
Immagina immaginazione immagina.
Potresti anche piangere ma le lacrime dovresti conservarle. Dovresti raccoglierle in
qualche vetro trasparente.
Lodore della pelle dipende dall alimentazione. Non è una questione di razza ma di
spezie. Non siamo tutti uguali, non è solo una quastione di pelle, ma di odore, di
profumo, di essenza.

IL GIUNCO MORMORANTE

E' armonia nelle onde marine,
nelle furiose dispute degli elementi.
Melodiosa musica, il fruscio
scorre tra i fluttuanti giunchi.
In tutto è un ordine inviolabile,
e piena consonanza è nel creato;
solo nell'illusoria libertà
ci sentiamo divisi da natura.
Di dove, come è nata la discordia?
Perché nel coro universale l'anima
non canta come il mare, e il giunco
pensante mormora, protesta?
E dalla terra alle estreme stelle
non ha risposta fino ad oggi
il clamore della voce nel deserto,
il lamento dell'anima braccata?


Fedor Tjutcev 1865

Nella vita di ognuno esistono momenti - quando la porta sbattuta all'improvviso e senza alcun visibile motivo di colpo si riapre, quando lo spioncino chiuso un attimo fa viene di nuovo aperto, quando un brusco "no" che sembrava irrevocabile si muta in "forse" -, momenti in cui il mondo intorno a noi si trasfigura, e noi stessi ci riempiamo di speranza come di nuovo sangue. È stata concessa una proroga a qualcosa di ineluttabile, definitivo; [...] Una voce ci avverte che non tutto è perduto. E con gambe tremanti e lacrime di gratitudine passiamo nel locale adiacente, dove ci pregano di "aspettare un poco" prima di spingerci nel baratro. [...] ognuno di noi ha la propria no man's land, in cui è totale padrone di se stesso. C'è una vita a tutti visibile, e ce n'è un'altra che appartiene solo a noi, di cui nessuno sa nulla. Ciò non significa affatto che, dal punto di vista dell'etica, una sia morale e l'altra immorale [...] In questa no man's land, dove l'uomo vive nella libertà e nel mistero, possono accadere strane cose, si possono incontrare altri esseri simili, si può leggere e capire un libro con particolare intensità, o ascoltare musica in modo anch'esso inconsueto, oppure nel silenzio e nella solitudine può nascere il pensiero che in seguito ti cambierà la vita, che porterà alla rovina o alla salvezza. Ma non bisogna credere che quest'altra vita, questa no man's land, sia la festa e tutto il resto i giorni feriali. Non per questa via passa la distinzione: solo per quella del mistero assoluto e della libertà assoluta. [...] Voglio dirvi ancora una cosa: se permettiamo a qualcuno di organizzare la nostra no man's land, alla fin fine, secondo logica, arriveranno a rinchiuderti in una lussuosa camera di un lussuoso albergo, e bruceranno i tuoi libri, e allontaneranno da te tutti quelli che ami. Basta cedere una volta - e non ci saranno più limiti, e tutto ti verrà tolto; dov'è il confine [...]? Dove saranno allora mistero e libertà?

LA FINE DELL'ALFABETO



[…] Aprì il diario alla prima pagina, passò la mano sulla superficie bianca, pensò un attimo e cominciò a scrivere.
Questa è una storia improbabile. […]

Ogni pagina di questo libretto mi ha strappato una lacrima e un sorriso alternativamente.

È stata dura, deglutire a ogni rigo, ma son contenta di averlo fatto.

E poi lo sapevo a cosa andavo incontro quando, appena comprato, ho subito iniziato a leggerlo fuori dalla libreria.

Una lettura piacevole, una scrittura come piace a me.

Una dura realtà. Ma reatà.

[…] andò in bagno e fece scorrere l’acqua nella vasca. […] Un centimetro di pella d’oca dopo l’altro, Zipper si lasciò scivolare nell’acqua bollente. Vide le dita dei piedi agitarsi all’altro capo della vasca. Chiuse gli occhi quando il calore le penetrò fin nel ossa, calmando una dopo l’altra le onde del suo terrore. […]

[…] un uomo può vedere un centinaio di donne, desiderarne mille, ma sarà sempre un unico profumo ad aprirgli gli occhi e a volgerlo all’amore. E lui non ringrazierà mai abbastanza gli angeli del paradiso per avergli fatto soffiare bene il naso quel mattino. […]

Sonno profondo


LE NUOVE BRIGATE ROZZE

Bah si, forse originale, ma non lo consiglierei a nessuno. Vi lascio solo il retro copertina, ma non aggiungo altro visto che leggerlo, nonstante fossero solo 60 paginette, mi ha stancato e non entusiasmato.. e averlo letto in 3 giorni la dice tutta!
Nell'epoca del terrorismo globale, una serie di delitti colpisce il mondo dorato della televisione, scompaginando l'ordine artificiale dei reality-show. Un sedicente gruppo di rivoluzionari senza scrupoli decide di rivolgere le armi della lotta di classe contro "Il grande fratello", "L'isola dei famosi", "Amici" e "Domenica In". Disposti a tutto, quest'accolita di borgatari autonominatisi "Brigate Rozze", sequestra gli ospiti dei più importanti show televisivi, li accusa di essere traditoti del proletariato e infine li processa in un Tribunale del popolo. La polizia brancola nel buio e le Brigate Rozze agiscono indisturbate finché, in un finale allucinante, questo romanzo lucido e ironico consegna al lettore una morale di sorprendente attualità.

REGNO A VENIRE - J.G. Ballard

regno a venire E dopo Logo Land, ecco un altro libro marchiato col codice a barre. Regno a venire,nel senso del titolo, dice tutto. E' una profezia? Un po' come per Logo Land, come per i libri di Benni di qualche anno fa, sembra di leggere cose assurda, un racconto ambientato in una realtà irreale. Eppure c'è qualcosa che mette paura. Perchè? Nel corso della lettura di questo libro ho scoperto che esiste la TV delle libertà.. allora ho capito che il Regno.. sta davvero arrivando. O è già arrivato?

 

I quartieri residenziali sognano la violenza. Addormentati nelle loro sonnacchiose villette, protetti dai benevoli centri commerciali, aspettano pazienti l’arrivo di incubi che li facciano risvegliare in un mondo più carico di passione...

Come si poteva svegliare un popolo addormentato che possedeva tutto, che aveva comprato anche i sogni che si possono comprare con il denaro, sapendo di aver fatto un affare?

Avevo assistito all'insorgenza di un nuovo tipo di odio, silenzioso e disciplinato, un razzismo stemperato da tessere fedeltà e codici pin. Lo shopping era il modello di tutti i comportamenti umani, totalmente privo di rabia o emozioni.

FACCIAMO UN GIOCO

facciamo un gioco No, non ho smesso di leggere REGNO A VENIRE, ma come una scemetta oggi non me lo sono messo in borsa, convinta che non avrei avuto tempo. Invece tra un incontro e l'altro, a Milano, avevo un'oretta. La parte più corposa di quest'oretta l'ho spesa in libreria. La restante l'ho utilizzata per inziare a leggere questo racconto che non ho potuto non terminare appena ultimato il mio secondo incontro. Io oserei dire Geniale. Una racconto erotico? Non so. Sicuramente un esperimento di controllo a distanza, e un tentativo di seduzione attraverso la scrittura. Avrei voluto scriverlo io, o meglio, come credo tutte le donne lo abbiano letto, avrei voluto fosse indirizzato a me da qualcuno che amo. Ma io amo? No, ma vorrei, e vorrei trovare chi capisse che la passione e il sesso (estremo??) sono la cosa più bella solo con la persona che ami.




Una delle cose che mi sono piaciute subito di te, è stata l'impressione che tu ci pensassi più della media.



LA PECORA NERA


Elogio funebre del manicomio elettrico

Ho iniziato ridendo e alla fine non sapevo che fare, mi veniva da piangere. Non ho nemmeno avuto il tempo di sottolineare qualcosa. E cosa poi. Ascanio Celestini scrive come parla. E questo spettacolo è scritto divinamente. Mi ha fatto pensare. Mi ha fatto pensare che devo capire. Che tutti dovremmo sforzarci di capire. Non vi rovino la sorpresa. Vi lascio solo l'inizio di questo libricino.


 

 

Io sono morto quest'anno.
Tutti volevano morire quest'anno.

Chi ha vissuto fino a oggi ha visto tutto quello che si poteva vedere.
Ha visto i cani nello spazio, gli uomini sulla luna e un robot a rotelle su Marte. Ha visto esplodere New York, Londra e Madrid e non più soltanto Kabul e Baghdad. Ha visto l'ovetto Kinder che trasforma tutti i giorni dell'anno in una Pasqua infinita. Ha visto il latte in plovere, il vino in tetrapak e le fragole con l'aceto.

Tutti volevano morire quest'anno perché dal prossimo non si vedrà più niente di nuovo. Il mondo si ripeterà come la replica di una trasmissione andata già in onda. Il futuro sarà un riassunto delle puntate precedenti. Da domani anche lo sterminio sarà uno spettacolo noioso.


Emily Dickinson, sillabe di seta

Era debole, ed io ero forte - allora -
Così lasciò che lo guidassi dentro -
Ero debole, e Lui era forte allora -
Così lasciai che mi guidasse - a Casa.

Non era distante - la porta era vicina -
Non era buio - perché anche Lui - venne -
Non c'era rumore, perché Lui non disse niente -
Era tutto quello che mi premeva sapere.

Il giorno bussò - e dovevamo separarci -
Nessuno dei due - era il più forte - ora -
Egli lottò - e anch'io - lottai -
Non lo facemmo - tuttavia!


sillabe di seta

LETTERA A UN BAMBINO MAI NATO - Oriana Fallaci


 Nulla minaccia la tua libertà quanto il misterioso trasporto che una creatura prova verso un’altra creatura, ad esempio un uomo verso una donna, o una donna verso un uomo. Non vi sono né cinghie né catene né sbarre che costringono a una schiavitù più cieca, a un oblio altrettanto cieco dei tuoi diritti, della tua dignità, della tua libertà.

Ti racconteranno un mucchio di storie sulla necessità del lavoro, la gioia del lavoro, la dignità del lavoro. Non ci credere, mai. […] Il lavoro è un ricatto che rimane tale anche quando ti piace. Lavori sempre per qualcuno, mai per te stesso.

Tra un uomo e una donna ciò che chiamano amore è una stagione. E se al suo sbocciare questa stagione è una festa di verde, al suo appassire è solo un mucchio di foglie marce.

LETTERA A UN BAMBINO MAI NATO - Oriana Fallaci

Di solito non mi va di leggere più di un libro dello stesso autore.. ma della Fallaci credo che presto ne leggerò un altro. In questo libro ho ritrovato molti (non tutti) dei miei pensieri, sul mondo, sulla vita, sulle donne, sugli uomini.. queste poche frasi non possono spiegare la grandezza (a parer mio) di quest’opera.

LOGO LAND - Max barry

Divertente, da leggere in un boccone. L’autore ci tiene a precisare che sono fatti inventati, ma non lo fa per il lettore che lo capisce già dalle prime vicende. Lo fa per i cosiddetti avvocati poiché i nomi delle aziende protagoniste di questo romanzo sono veri e sono stati utilizzati senza nessuna richiesta di autorizzazione. Naomi Klein lo ha definito il primo thriller no global e consigliava di leggerlo subito prima che fosse censurato. Io l’ho fatto a distanza di qualche hanno. Purtroppo questo libro non è facile da trovare, ne hanno fatto la versione pocket, ma è comunque un’impresa. Se volete passare un paio di giorni in un surreale mondo, non tanto assurdo però, da cui poi è stato tratto un gioco online, vi consiglio di cercarlo.


Logo land-Nel paradiso delle multinazionali e del liberismo sfrenato, il prodotto è l'unica religione e ciascuno è costretto ad assumere il nome della società per cui lavora e dove ogni mezzo è lecito per vendere la propria merce. Così la Nike non esita a mettere in pratica il piano marketing più ardito e cinico della storia: per garantire una copertura mediatica senza precedenti al lancio delle nuovissime Nike Mercury, arriva persino a uccidere. Ma l'agente governativo Jennifer Government è pronta a tutto pur di incastrare chi infrange la legge. Inizia così una caccia all'uomo destinata a svelare un complotto più intricato, che coinvolge istituzioni insospettabili e minaccia la stabilità dell'intero pianeta. Jennifer è l'unica che può sventarlo. Ma un passato oscuro e un tatuaggio misterioso fanno di lei un'eroina ambigua e sfuggente, perennemente in bilico tra la voglia di giustizia e una feroce, insopprimibile sete di vendetta…


 

Sai fare tutto più o meno male, ma hai il senso della frase!










Il sito
Il senso della frase è il punto d'arrivo del concetto espresso quando la frase è ancora nell' utero. è il punto di non ritorno. Un "punto e basta". Un punto esclamativo ma , soprattutto, 666 punti esclamativi.
Diabolico senso della frase, io ti possiedo e ti amo. Fiato alle trombe di eustacchio, rimbombino le tube di fallopio. così è e così è stato.
non so se si nasca con il senso della frase. Di sicuro ci si muore.



La tentazione di suicidarmi mi passò subito: [..] Quanto alle pillole in casa c'era di tutto, tranne quello che mi serviva. Se avessi ecceduto coi purganti, anche da morto, posto che fossi morto, mi sarei vergognato della figura di merda.


Sono violento e odio la violenza. "Che fare?" si era chiesto Lenin. Io avevo la risposta. La risposta era vivere, camminare non distratto dagli ordini dei semafori, camminare pronto a fermarmi per entrare in una vita altrui. L'eroe immaturo, certo, ma anche il testimone partecipe delle altre vite, delle altre storie.


La differenza tra "domani pomeriggio" e "oggi pomeriggio" consiste in un lasso di tempo in cui dormirci su. I giorni non passano. Si raggiungono.


"devi pensare al futuro."
"Non posso. Con tutto quello che mi danno da fare passato e presente."



Nel tempo libero (ma il mio tempo era tutto libero, non permetterei mai al tempo che mi rimane di finire prigioniero) [..]


Le cose perse non si recuperano neanche coi rimorsi. I rimorsi non servono a niente. [..] i rimorsi sono morsi dati di nuovo. Sono baci dati coi denti fino a farsi male.


"E' tutto finito " dicevo a me stesso cercando di simulare la soddisfazione. Invece no, In ogni fine, anche quella di un incubo, restano i residui di rimpianto. Ogni fine ti svuota. E' una piorrea alla bocca dello stomaco. Una diarrea alla coscienza del sedere.


 


GIORNI DISPARI

Giorni Dispari - Giovanna BandiniIl tuo sedere si spinge in fuori - verso l'alto, verso di me - [..] e io mi succhio le dita per farcele scivolare [..]. Gemi, mormori, gridi. Apprezzi la mia fatica per te mentre con la mano che ho libera ti faccio presa su una spalla e muovo l'altra in modo da spingerti in avanti, verso la testata del letto. Il movimento ti fa godere.
L'immaginazione è la realtà virtuale più potente che esista. Riesco a risentire gli odori.
Mi chiedo come ho fatto a resistere tutto questo tempo senza chiamarti, senza sentire la tua voce al telefono. Mi sembra di aver compiuto un'impresa eroica. Non avere fatto una telefonata mi sembra un atto eroico. Come può essere un'azione, eroica per giunta, il non fare?
Fa male, a te, sentirmi parlare d'amore; ti fa paura, lo so, il nostro amore sconveniente, fa paura anche a me. Ma non si può tacere sempre, almeno io non posso, quando ami qualcuno hai bisogno di dirglielo, ti esce proprio fuori, come se le parole saltassero giù dalla bocca per conto loro.
Mi dispiace, non sto facendo niente con la mano. Tu sei di buon umore, hai voglia di giocare. Non ci capiamo quasi mai. I nostri pensieri, le nostre sensazioni profonde, quelle che hanno radici nell'affetto, sono lontane miglia marine.
Ma io la ragione l'ho persa, nella mia testa c'è solo la follia. E nessuno può andare sulla luna a riprendere il senno per me.
Fa' finta di nulla come se non avessi parlato, tanto lo fai sempre, sono mesi che va avanti così, che io ti lascio tutte le settimane e tu mi ritelefoni come se niente fosse, fa' conto che sia stata una delle solite volte, no? In fondo cosa c'è stato di diverso, perché non dovresti tornare? E se tu non torni tornerò io, sì stavolta posso farlo, voglio farlo, lo faccio. Tornerò io.
Fare l'amore con te mette in crisi tutta la mia vita. So che se provassi ogni volta quello che ho provato oggi, sarebbe la fine, penserei di non poterne più fare a meno. Di non poter più fare a meno di te.
L'amore: perchè io penso sempre all'amore? Questo potrebbe non esserlo affatto. Ma è una possibilità che quasi non prendo in considerazione.
In verità non so scegliere mai, in niente. Anche nelle cose più piccole o semplici mi perdo, mi incanto, mi blocco. Perfino nei negozi, tra i vestiti, se devo scegliere tra due, se l'uno o l'altro... alla fine tutti e due o nessuno. Scegliere è escludere. Io devo sentire di avere sempre tutte le possibilità aperte. Devo sentire che niente è definitivo, niente è per sempre, perchè sempre è la morte.
Le persone e le cose pretendono risposte: a un certo punto un sì o un no si deve dire, anche con un filo di voce. Anche io dovrò farlo, forse ho già cominciato. Anche dire "io non scelgo, non faccio niente" è già lo stesso scegliere o fare: provocherà le azioni e le reazioni degli altri. Allora dovrei smettere di fare qualunque cosa. Qualunque. Allora l'unica alternativa vera sarebbe lasciarmi morire.
Adesso il mondo degli altri mi è caduto addosso, non ho fatto in tempo a scansarmi, non ho proprio visto che cadeva.
Amo te, io amo te, lo so, senza alcuna ragione, proprio perchè non c'è ragione. [..] Poteva avere tutte le doti del mondo o nessuna, non aveva importanza: mi aveva fatto innamorare

Chi vuol intendere intenda


se non ti esplode dentro a dispetto di tutto, non farlo.
a meno che non ti venga dritto dal cuore e dalla mente e dalla bocca e dalle viscere, non farlo.
se devi startene seduto per ore a fissare lo schermo del computer o curvo sulla macchina da scrivere alla ricerca delle parole, non farlo.
se lo fai per soldi o per fama, non farlo.
se lo fai perché vuoi delle donne nel letto, non farlo.
se devi startene lì a scrivere e riscrivere, non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo, non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro, lascia perdere.
se devi aspettare che ti esca come un ruggito, allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito, fai qualcos’altro.
se prima devi leggerlo a tua moglie o alla tua ragazza o al tuo ragazzo o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno, non sei pronto.
non essere come tanti scrittori, non essere come tutte quelle migliaia di persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono e noioso e pretenzioso, non farti consumare dall’autocompiacimento.
le biblioteche del mondo hanno sbadigliato fino ad addormentarsi per tipi come te.
non aggiungerti a loro. non farlo.
a meno che non ti esca dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo non ti porti alla follia o al suicidio o all’omicidio, non farlo.
a meno che il sole dentro di te stia bruciandoti le viscere, non farlo.
quando sarà veramente il momento, e se sei predestinato, si farà da sé e continuerà finchè tu morirai o morirà in te.
non c’è altro modo.
e non c’è mai stato.

Charles Bukowski - E così vorresti fare lo scrittore?

Coraggio!

Il regalo di , con le foto scattate proprio da lui..





Il gabbiano Jonathan Livingston


Tu Seguita ad istruirti sull'Amore














Il Vostro corpo, dalla punta del becco alla coda, dall'una all'altra punta delle ali,

non è altro che il vostro pensiero, una forma del vostro pensiero,

visibile, concreta. Spezzate le catene che imprigionano il pensiero,

e anche il vostro corpo sarà libero.


.... . ....


..Scegliamo il nostro mondo successivo

se a ciò che noi apprendiamo in questo.

Son impari nulla, il mondo di poi sarà identico a quello di prima,

con le stesse limitazioni.

.... . ....

Puoi arrivare da qualsiasi parte, nello spazio e nel tempo, dovunque tu desideri.

.... . ....


Mettere in pratica l'amore voleva dire rendere partecipe

della verità da lui appresa, conquistata,

qualche altro gabbiano che a quella stessa verità anelasse.

.... . ....


D'ora in poi vivere qui sarà più vario e interessante ...

Noi avremo una nuova ragione di vita. Ci solleveremo dalle tenebre dell'ignoranza,
ci accorgeremo di essere creature di grande intelligenza e abilità.

Saremo liberi! Impareremo a volare!

.... . ....


Non dar retta ai tuoi occhi, e non credere a quello che vedi.

Gli occhi vedono solo ciò’ che è limitato.

Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che conoci già’,

allora imparerai come si vola.

.... . ....


Il segreto consisteva nel sapere che la sua vera natura viveva,

perfetta come un numero non scritto, contemporaneamente dappertutto,
nello spazio e nel tempo.

.... . ....


Devi solo seguitare a conoscere meglio te stesso,

ogni giorno un pochino di più..

.... . ....


Egli imparò a volare,

e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare.
Scoprì che erano la noia e la paura e la rabbia

a rendere così breve la vita




NOVECENTO



Io purtroppo leggo da pochissimo... da 11 mesi... da quando Totò mi regalò Emmanuelle.. con quello ho iniziato a Febbraio dello scorso anno, e sono contenta di non aver mai interrotto se non per buttarmi sui gornali.

Questo mi ha fatto sognare:
"Dicono che sul Virginian si esibisse ogni sera un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare una musica mai sentita prima, meravigliosa. Dicono che la sua storia fosse pazzesca, che fosse nato su quella nave e che da lì non fosse mai sceso. Dicono che nessuno sapesse il perché."

LE FARFALLE NON MUOIONO IN CIELO


"Questo libro è dedicato ad Arin Ahmed rinchiusa in un carcere israeliano Ho preso in prestito il suo nome per raccontare una storia simile alla sua. Ma anche a quella di migliaia di ragazzi palestinesi e israeliani Arin si è tirata indietro all'ultimo momento Forse, all'improvviso, ha scoperto che, se c'è una ragione per morire per Gerusalemme, ce ne deve essere anche una per vivere Ô dedicato anche a quelle centinaia di soldati israeliani detenuti per essersi rifiutati di svolgere il servizio militare nei Territori ri-Occupati E alla promessa di fare di questo meraviglioso paese una terra senza guerra."




Barbara Schiavulli

Percy Bysshe Shelley


Ore orfane, l'anno è morto
Venite a sospirare, venite e piangere!
Ore liete, sorridete
invece, perchè l'anno non è
che addormentato. Vedete,
lui sorride mentre dorme, si fa
gioco del vostro prematuro pianto.

Margherita Dolcevita


Il mondo si divide in: Quelli che mangiano il cioccolato senza pane, Quelli che non riescono a mangiare il cioccolato se non mangiano anche il pane, Quelli che non hanno il cioccolato, Quelli che non hanno il pane. 

IL DIAVOLO E LA SIGNORA PRYM


Esistono due tipo di idioti: Quelli che rinunciano a fare qualcosa perche' hanno ricevuto una minaccia, e quelli che pensano che faranno qualcosa perche' li stanno minacciando


Paulo Coelho - IL DIAVOLO E LA SIGNORA PRYM

Monte Cinque


Chi non dubita di se stesso è indegno, perché confida ciecamente nella propria capacità, e pecca di orgoglio. Benedetto colui che attraversa momenti di indecisione.
 

Paulo Coelho - Monte Cinque

I fantasmi di pietra


Ormai è l'autunno, tutto torna a dormire, tutto scompare nella pace dell'inverno imminente. Anche i rumori vanno in letargo come ghiri nelle tane. Le case tacciono, ascoltano, sentono la neve depositarsi sui tetti. Quelle senza tetto la ricevono dentro i muri, sui solai, nelle cucine distrutte. La visita della dama bianca entra nel cuore delle case sgangherate. Il paese abbandonato guarda a tramonto con gli occhi malinconici delle finestre senza vetri, sospira adagio con la bocca delle porte sfondate. Era un bel paese, il nostro, adesso non c'è più.




DaL LiBrO dI mAUrO cORoNa: I faNtaSmi Di PiEtRa

Cane rabbioso



di Angelo Petrella
Non c’è più solo chi uccide e chi caccia i criminali. Non c’è più solo il bianco e il nero. Non c’è più solo chi sta dalla parte giusta e chi dalla parte sbagliata. La centralità del male si è frantumata e la contaminazione si diffonde implacabile. Il caos è strutturale, i connotati sono stati camuffati, hanno contorni invisibili, i franchi tiratori non hanno un codice d’onore, se mai ce l’hanno avuto, dietro ogni servizio si nasconde un tradimento. Il noir è un colore estremo, è la negazione di qualsiasi altro colore.
“Mi faccio una prima doccia alle 7.22 e tiro una seconda striscia di coca. Prendo il caffè e mi accendo una Gauloise alle 7.35, mi faccio una seconda doccia e sono indeciso se tirare o no una terza striscia, poi ci ripenso, mi vesto e ingoio un Valium con un sorso di rhum.”

Qualcosa da dire. Voci da una Puglia migliore



Lino Angiuli, Ornella Bellucci, Osvaldo Capraro, don Angelo Cassano, Mario Desiati, Francesco Dezio, Nicola Lagioia, Alessandro Leogrande, Antonio Massari, Leo Palmisano, Manlio Ranieri, Mariella Sciancalepore, Roberto Talamo, William Vastarella, Massimiliano Zambetta
qualcosa da dire _ ioqualcosa da dire